I finti dilettanti di Quelli della notte

La notte di Arbore è stata una notte d’evasione, di caciara, volutamente cialtrona. In un salotto arabeggiante e arboreggiante, tra intelligenti banalità e allegri nonsensi, scherzavano seriamente personaggi e maschere televisive. Riccardo Pazzaglia, il filosofo partenopeo esperto di brodo primordiale, Massimo Catalano («È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati»), Frate Antonino da Scasazza, ovvero Nino Frassica, con i suoi «nanetti» ovvero aneddoti, le feste e i concorsi paesani («Meglio una gallina oggi che un uovo domani»), Maurizio Ferrini rappresentante romagnolo di pedalò dalle inclinazioni filosovietiche («Abbiamo le mani legate»), Simona Marchini che sogna amori appassionanti davanti alle telenovelas, la cuginetta Marisa Laurito in perenne attesa del fidanzato Scrapizza, mentre Roberto D’Agostino, critico esperto dell’effimero, diventa profeta dell’Insostenibile leggerezza dell’essere. C’è poi Harmand, Andy Luotto travestito da arabo che a seguito di una protesta da parte dell’Associazione musulmani italiani, e minacce per niente scherzose, è costretto ad abbandonare la trasmissione.
Rivedere ora su RaiPlay, o vedere per la prima volta, una trasmissione memorabile come Quelli della notte significa capire cos’è stata la nostra tv. L’originalità della proposta, infatti, consisteva nella contaminazione tra cliché forti e improvvisazione, fra generi diversi e una vivida tradizione della rivista. Quelli della notte è stato un programma epocale perché ha chiuso alla
grande una fase storica: quella della tv fatta da veri professionisti del mondo dello spettacolo (anche se fingevano di essere dilettanti). Di lì a poco sarebbe dilagata la tv fatta dalla gente comune, dagli spettatori vogliosi finalmente di accedere alle
luci della ribalta (talk show, reality show, Grande Fratello), dal quotidiano «pettinato» per il video. Il successo del programma, che ha rappresentato un vero e proprio fenomeno televisivo, è da attribuire in gran parte al suo conduttore, dotato di buon gusto televisivo, che gli ha permesso di attraversare indenne ogni eccesso kitsch, producendo effetti ironici e caricaturali, generando maschere e tormentoni che sono dilagati fuori dei confini catodici per entrare nel linguaggio comune.

OGGIGIORNO
di Aldo Grasso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *